Parrocchia dei Santi Giovanni Battista e Gemma Galgani

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Ultimi articoli:

Enciclica “La Luce della fede” - parte 2 di 4

Il capitolo 2° (n° 23-36), intitolato Se non crederete, non comprenderete (Is 7,9) spiega il legame tra fede e verità: se questo legame non esistesse, la fede si ridurrebbe a una “bella fiaba”, a una “proiezione dei nostri desideri di felicità”. Tanto più in un’era di crisi della verità, è dunque opportuno ribadire questo legame.

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Enciclica “La Luce della fede” - parte 1 di 4

Una enciclica a quattro mani, come lo stesso Papa Francesco afferma nella introduzione: «Egli (Benedetto XVI) aveva già quasi completato una prima stesura di Lettera enciclica sulla fede. Gliene sono profondamente grato e, nella fraternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi» (7).
Nell’Introduzione(n°1-7) sono illustrate le motivazioni dell’Enciclica, a partire dalla capacità della fede di illuminare l’esistenza dell’uomo, aiutandolo a distinguere il bene dal male e a distoglierlo dalla visione ideologica che considera la fede un ‘salto nel vuoto’, che impedisce la libertà dell’uomo.

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IL SEGNO DELLA CROCE

Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all'altra.

Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l'animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all'altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione.

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BENEDETTO XVI maestro e testimone di fede

"Carissimi Fratelli, dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero,per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.

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Benedetto XVI, catechesi per l'Anno della Fede (07.11.2012)

L’uomo? Un mendicante di Dio

Un aspetto affascinante dell’esperienza umana e cristiana: l’uomo porta in sé un misterioso desiderio di Dio. «Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 27).
L’uomo è dunque un cercatore dell’Assoluto, un cercatore a passi piccoli e incerti. E tuttavia, già l’esperienza del desiderio, del «cuore inquieto» come lo chiamava sant’Agostino, è assai significativa. Essa ci attesta che l’uomo è, nel profondo, un essere religioso, un «mendicante di Dio». Possiamo dire con le parole di Pascal: «L’uomo supera infinitamente l’uomo». Gli occhi riconoscono gli oggetti quando questi sono illuminati dalla luce. Da qui il desiderio di conoscere la luce stessa, che fa brillare le cose del mondo e con esse accende il senso della bellezza.

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