Parrocchia dei Santi Giovanni Battista e Gemma Galgani

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Credere è difficile non credere è impossibile. Credi e ti ringrazierai! (4)

da: Pino Pellegrino, La Fede. Credere è difficile non credere è impossibile. Credi e ti ringrazierai!, Astegiano Editore 2012

Un anno intelligente

Una sera il geniale teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer (impiccato il 9 aprile 1945 nel lager nazista di Flossenburg) incontrò un giovane sacerdote francese. Il discorso cadde su che cosa avrebbero voluto fare nella loro vita. Il giovane prete disse: «Vorrò fare qualcosa di veramente notevole e degno!».
Bonhoeffer gli rispose, a voce bassa: «Io vorrei solo imparare a credere».

Risposta perfetta! Chi ha imparato a credere ha imparato ad impaginare al meglio la sua esistenza! A conti fatti – lo vedremo - solo la fede fa avanzare.
Lo scrittore francese Anatole France, premio Nobel nel 1921, era esplicito: «Non ho fede, ma vorrei averla! Considero la fede come il più prezioso bene di cui si possa godere in questo mondo ». D’accordo! Senza una qualche fede, come riusciremmo a buttar giù i piedi dal letto ogni mattina? Senza fede, la vita si incricca come il cellulare. La fede, infatti, non è solo un di più di senso, ma anche un di più di azione. E’ un dato di fatto che un uomo che abbia fede ha più energia di 99 che abbiano solo interessi. La fede tempra la volontà, nobilita il cuore, eleva lo spirito.

Il grande Goethe a modo suo diceva: «La fede è un capitale». Una forza! Insomma, cosa vi è di più intelligente della fede? Sì, è stata saggia l’idea del papa Benedetto XVI di dedicare un anno (11 Ottobre 2012 al 24 Novembre 2013) a riflettere sulla fede cristiana. Per l’occasione ha pure preparato la lettera apostolica dal titolo “Porta Fidei” (La porta della fede) per aiutare i fedeli a orientarsi nella celebrazione di questo evento.

Una parola da pulire

Intendiamoci subito. Quando parliamo di fede, secondo il grande filosofo danese Søren Kierkegaard parliamo di una «faccenda seria che disturba la tranquillità».Se tanta è l’importanza, vederci chiaro, non è un optional. E’ dovere. Dovere, innanzitutto di sbarazzarci di alcuni equivoci che possono rovinare tutto.

La fede non è una candela accesa

Il motociclista che, al pensiero di potersi rompere l’osso del collo, prega: “O Signore, se non mi fai scoppiare una gomma, all’arrivo ti accendo una candela”, ha la fede di una candela. Tale fede può racchiudersi tutta in una sola invocazione: “Mio Dio,fa’ quello che voglio io! Poi ti faccio un bel regalo!”. Che dire? La ‘fede della candela’ sta alla fede genuina come la sabbia sta alla farina, come l’aceto sta al vino! Dio non è un mercante che vende le sue grazie per qualche candela! Eppure la ‘fede’ della candela, proprio oggi è più diffusa di quanto appaia in superficie. Non è forse vero che oggi tutti crederebbero in Cristo se invece di cambiare l’acqua in vino, la cambiasse in petrolio?
Ipotesi opposta: quanti accenderebbero la candela al diavolo, se ogni mese staccasse un assegno?

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